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Федерер дал советы Звереву и рассказал о Laver Cup

Roger Federer non è mai banale. Il campione svizzero, in una recente e ampia intervista rilasciata a Sport Illustrated Germania, è tornato a riflettere sulla competizione a squadre da lui co-fondata – la Laver Cup – ripercorrendo i momenti più intensi del suo ritiro, analizzando l’evoluzione del circuito attuale e la definitiva consacrazione di Alexander Zverev. Non solo. Federer ha svelato pure i segreti della sua leggendaria longevità, lanciandosi in una panoramica piuttosto lucida sul presente. Sì, insomma, pur lontano dai grandi palcoscenici, il caro vecchio Roger continua a vivere di pane e tennis. Il legame speciale con la Laver Cup e la magia di Londra La Laver Cup, dicevamo. La competizione ideata dal fuoriclasse svizzero ha ormai trovato la sua dimensione, creando una rivalità accesa e spettacolare. “Dopo nove anni, si è sviluppata una vera rivalità tra il Team Europa e il Team Mondo. Le partite sono sempre state fantastiche, di solito molto equilibrate, il che è quasi prevedibile quando si riuniscono i migliori giocatori del mondo in un unico luogo”, racconta Federer, sottolineando come l’energia sia contagiosa per il pubblico e unica per i tennisti, raramente abituati a giocare in squadra. Tornare all’O2 Arena di Londra, teatro del suo addio nel 2022, riaccende emozioni fortissime: “Questo luogo occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore. Soprattutto, ripensandoci, credo sia stato l’addio perfetto, anche se a tratti è stato un momento emotivamente travolgente. Non dimenticherò mai quelle immagini”. Il segreto di una longevità leggendaria tra genio, relax e passione Interpellato sulla straordinaria tenuta fisica che lo ha protetto dai gravi infortuni per oltre vent’anni, il campionissimo di Basilea svela la ricetta del suo successo: “Un mix di buoni geni, fortuna e duro lavoro”. A questo si aggiungono la cura maniacale del sonno, il recupero e l’affidarsi a un team d’eccellenza fin dagli inizi. Ma la chiave di volta, spiega, è stata un’altra: “Credo che la cosa più importante sia stata godermi ogni singolo istante della mia carriera. Ecco perché non ho mai avuto problemi di motivazione, nemmeno dopo aver vinto titoli importanti. È stato incredibilmente gratificante giocare a tennis sui campi più grandi del mondo di fronte a così tante persone e regalare loro gioia inseguendo la mia più grande passione. Questo atteggiamento ha avuto un effetto positivo sulla mia condizione fisica”. L’ingresso nella Hall of Fame e la gratitudine per la famiglia Commentando il prestigioso riconoscimento ricevuto quest’anno, lo svizzero risponde con la consueta autoironia: “A dire il vero, non è stata una grande sorpresa; avevo la sensazione di avere buone possibilità”. Poi si fa serio, cogliendo l’occasione per tributare il giusto merito a chi lo ha sostenuto dietro le quinte: “Scherzi a parte, è un premio fantastico, ovviamente. Soprattutto, volevo usare questa giornata per ringraziare la mia squadra e la mia famiglia: questo aspetto è stato un po’ trascurato in tutta la confusione di fine carriera. Quindi era importante per me dedicare questo momento a loro, perché senza di loro non sarei neanche lontanamente dove sono oggi”. I talenti del circuito e la consacrazione di Zverev Detto questo, da grande appassionato che non si perde un match dei Major, il tennis resta la sua vita: “Semplicemente adoro guardare il tennis. Questo non cambierà mai per il resto della mia vita. Non mi perdo quasi mai una partita dei tornei del Grande Slam; mi piace molto guardare la nuova generazione giocare a tennis“. Tra i prospetti futuri loda Learner Tien e Rafael Jodar, capaci di lottare per i Major, mentre su Carlos Alcaraz riconosce che “ha un talento incredibile, tanto che a volte deve ancora imparare a gestirlo”. Poi, si concentra su Alexander Zverev, attuale numero 1 del mondo ed autore del definitivo salto di qualità in questa stagione: “Ha osato, praticando un tennis coraggioso anche nelle partite importanti. Molti altri, me compreso, gli avevano consigliato per anni di essere più aggressivo da fondo campo e di dettare maggiormente il ritmo del gioco. Nei momenti che contano, spesso tendeva a diventare troppo passivo. Viste le sue capacità, questi due titoli erano attesi da tempo. Per questo ero incredibilmente felice per lui”. “Con quattro figli non ci si annoia mai” Archiviato il capitolo Zverev, Federer è tornato a parlare di sè. Già, perché adesso il fuoco sacro della competizione ha lasciato spazio alla serenità: “A volte mi chiedo come sarebbe competere contro i giocatori più giovani, se sarei ancora in grado di tenere il loro ritmo. Ma in realtà non sento un forte desiderio di tornare a giocare sui grandi palcoscenici. Mi piace troppo seguire il circuito da spettatore e fare qualche tiro nel tempo libero senza alcuna pressione”. Tra una partita e l’altra, la priorità assoluta resta la famiglia: “Come potete immaginare, con quattro figli, non ci si annoia mai”.

07.11.2026 12:40 · Источники: Ubitennis

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